STORIA – ARTE – LEGGENDE

2 giugno: la Festa della Repubblica

La Festa della Repubblica Italiana si festeggia il 2 giugno. Ma lo sapete perché?

La scelta della data non è casuale: proprio tra il 2 e il 3 giugno 1946, infatti, ci fu il referendum con cui gli italiani, dopo 85 anni di regno della dinastia dei Savoia (di cui 20 di dittatura fascista, conclusa durante la Seconda Guerra Mondiale), scelsero di far diventare l’Italia una Repubblica costituzionale, abolendo la monarchia.

Insomma, è il compleanno della nostra Repubblica!

La Festa della Repubblica è una giornata importante per la nostra storia e quindi viene festeggiata con grandi eventi e cerimonie ufficiali. Dal 1948, per esempio, nella centralissima e famosa via dei Fori Imperiali, a Roma, viene organizzata una sfilata militare in onore della Repubblica. Negli ultimi anni la sfilata è stata semplificata, per renderla meno costosa e alcuni reparti delle forze armate (per esempio i mezzi corazzati), non sfilano più. Il problema, infatti, non era solo quello del costo: i mezzi pesanti producono vibrazioni che mettevano a rischio i monumenti antichi che ci sono nella zona.

La cerimonia attuale prevede dunque la deposizione di una corona d’alloro presso l’Altare della Patria al Milite Ignoto (cioè il soldato senza nome), simbolo di tutti i soldati caduti in guerra e che non sono mai stati riconosciuti. Subito dopo inizia una parata militare alla presenza delle più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, i Presidenti del Senato e della Camera, ministri ecc…).

Particolare dell'altare della patria
il Vittoriano (l'Altare della patria)

Sicuramente uno dei momenti più spettacolari ed attesi dalla gente è quello dell’esibizione delle Frecce Tricolori: la pattuglia aerea acrobatica italiana, composta da dieci aerei, di cui nove in formazione e uno solista; si tratta della pattuglia acrobatica più numerosa del mondo e noi italiani ne siamo molto orgogliosi! Davvero impossibile non emozionarsi di fronte alle acrobazie che quei 10 piloti sono in grado di compiere, per poi concludere la loro esibizione con il sorvolo del Vittoriano (l’Altare della Patria) con il fumo colorato che riproduce la nostra bandiera tricolore mentre suona l’Inno di Mameli (cioè l’inno nazionale italiano).

Le frecce Tricolori

Nel pomeriggio, poi, per tradizione e protocollo, c’è l’apertura al pubblico dei meravigliosi giardini del Palazzo del Quirinale, la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica e si tengono concerti delle bande dell’Esercito Italiano, della Marina Militare Italiana, dell’Aeronautica Militare Italiana, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo di Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

Per quanto il 2 giugno sia un giorno molto importante che sancisce la nascita dell’Italia moderna, la cosa bizzarra è che non esistono ancora delle vere e proprie tradizioni al di là della parata a Roma. Strano a dirsi, visto che gli italiani trovano sempre un buon motivo per cucinare, non esistono nemmeno dei piatti tipici per questa festa! Questo però non vuol dire che non ci sia modo di rendere la Festa della Repubblica un giorno speciale. Chi è a Roma può naturalmente assistere alle celebrazioni dal vivo… e comunque, ad ogni modo, si è a poche settimane dell’inizio ufficiale dell’estate e il clima in Italia è generalmente mite e il sole splende un po’ ovunque. Quindi non mancheranno occasioni per trovare il proprio modo personale di festeggiare! Attenti però: non troverete tutti i negozi aperti! Ufficialmente si tratta di un giorno festivo nazionale, quindi non sarà strano scoprire che molti negozi e attività saranno chiusi. Non bar, ristoranti o trattorie, però… quindi sicuramente troverete un bel posto per rilassarvi e godervi il vostro cibo italiano preferito!

Prima pagina del Corriere della Sera del 6 giugno 1946

Il Carnevale di Venezia

Il Carnevale è alle porte, e come ogni anno, è tempo di scoprire uno dei momenti più importanti di questa festa.

Il Carnevale è una festa mobile, cioè non prevede di essere festeggiato sempre lo stesso giorno dell’anno e molti sanno che sta per arrivare solo quando vedono i bimbi in maschera per le strade cittadine o si iniziano a trovare stelle filanti, coriandoli, costumi e maschere nei negozi.

Anche se il Carnevale ha origini molto antiche che ci riportano ai tempi delle feste pagane degli antichi romani, dopo l’avvento del Cristianesimo è diventato parte della tradizione cattolica. Infatti, il calcolo della sua data è stato stabilito dalla Chiesa Cattolica e si basa sulla Pasqua, sulla Quaresima. Il metodo è stato definito durante un Concilio nel lontano anno 325, ovvero nella stessa occasione in cui fu definita la domenica di Pasqua.

Per calcolare il giorno in cui si deve festeggiare il Carnevale, bisogna sapere la data della Pasqua come punto di partenza: il Carnevale inizia 70 giorni prima della domenica di Pasqua e si conclude il giorno del Martedì Grasso, ovvero quello che precede il mercoledì delle ceneri (con cui inizia la Quaresima).

Il Carnevale viene celebrato in tutta Italia: è un momento di spensieratezza, di giochi e scherzi. Per i bambini è un’occasione di divertimento, ma lo è anche per i grandi. Tra glie eventi più famosi e belli, ci sono il Carnevale di Viareggio, famoso per i suoi carri allegorici, e il Carnevale di Venezia. Ed è proprio di quest’ultimo che voglio parlarvi oggi.

Non sono una grande amante della confusione, degli scherzi e delle feste in cui il caos regna sovrano… forse per questo il mio preferito è il Carnevale di Venezia.

Con questo non voglio dire che a Venezia non ci sia folla o rumore durante il Carnevale: la splendida e unica città sull’acqua è sempre colma di turisti in ogni momento dell’anno e sicuramente a Carnevale la situazione peggiora! Ma le maschere e i costumi a Venezia hanno il potere di trasportarti indietro nel tempo, in una realtà fiabesca, a cavallo tra il mondo della tradizione e quello delle favole, dei personaggi misteriosi e ricchi di fascino.

A Venezia il primo documento che testimonia lo svolgersi del “Carnevale” risale al 1094, mentre appena dal 1296, con un provvedimento deciso dal Senato della Repubblica, viene deciso che il Martedì Grasso sia un giorno festivo.

A quel tempo il Carnevale è ancora molto vicino allo spirito che in passato aveva caratterizzato i Saturnali romani, un’antica festa durante la quale i nostri antenati avevano il permesso di vivere alcuni giorni di divertimento sfrenato e in cui l’abituale ordine sociale veniva invertito. In origine, quindi, per Carnevale ai cittadini veneziani è concesso, indossando una maschera, di prendersi gioco anche di ricchi e potenti. Anche le persone normali indossavano maschere e costumi che davano loro l’illusione di essere ricchi e potenti.

Venivano costruiti palchi nei luoghi principali della città, in cui si esibivano giocolieri, saltimbanchi, acrobati, musicisti, mentre i venditori ambulanti offrivano frutta secca, castagne, frittelle e dolci di ogni tipo.

Ben presto quella dei “maschereri” (cioè i creatori di maschere) divenne una professione, ed insieme un’arte; il loro venne riconosciuto come un vero e proprio “mestiere” nel 1436.

Questa festa, nata come momento di divertimento per il popolo, diviene poi un momento di svago anche per le classi aristocratiche. I nobili iniziano ad organizzare balli e feste mascherate, nei palazzi più belli e sfarzosi di Venezia. Ma esistono anche momenti in cui nobili e popolani festeggiano assieme, come per la “Festa delle Marie” dove vengono scelte le 12 più belle ragazze fidanzate, chiamate per l’occasione, appunto, “Marie”, a cui i nobili regalano la “dote” (in passato la dote era il complesso dei beni che la donna portava al marito per sostenere gli oneri del matrimonio e che quindi veniva fornita dalla famiglia della sposa) e che vengono accolte, prima della cerimonia nuziale, anche nel palazzo del doge (il capo del governo di Venezia).

Il Carnevale di Venezia raggiunge il suo massimo splendore nel Settecento, diventando famoso in tutta Europa. Dopo la caduta delle Serenissima (uno dei nomi antichi con cui intendiamo Venezia) i francesi prima, e gli austriaci poi, proibiscono i mascheramenti per motivi di sicurezza e inizia così un periodo più sobrio del Carnevale. Questa versione più tranquilla è poi durata per un paio di secoli, anche se sia la gente comune che i ricchi hanno continuato a celebrarlo.

La ripresa di un vero e proprio “carnevale di piazza” è avvenuta, su iniziativa del Comune di Venezia e di alcune associazioni cittadine, nel 1979.

Da quel giorno, il Carnevale di Venezia rappresenta di nuovo un viaggio unico tra tradizione, spettacolo e cultura. Ogni anno, la città si veste di mille colori e un’atmosfera festosa, incantando visitatori da tutto il mondo. Maschere di antica tradizione, costumi di ogni tipo, musica ed allegria riempiono le strade.

Sono settimane ricche di appuntamenti imperdibili: dalle celebrazioni in Piazza San Marco agli spettacoli teatrali, dai concerti all’aperto alle esibizioni itineranti che animano le strade, i ponti e le mille piazze. Il Venice Carnival Street Show porta nelle strade artisti di ogni genere. Ogni giornata è scandita da eventi unici, con scenografie suggestive e un’atmosfera coinvolgente.

Non importa quali siano i vostri gusti: durante le settimane del Carnevale di Venezia avrete sempre qualcosa di speciale da vivere!

29, 30 e 31 gennaio: I Giorni della Merla

Avete mai sentito parlare dei Giorni della Merla? Sono gli ultimi tre giorni di gennaio, cioè il 29, 30 e 31, e sono di solito i giorni più freddi dell’anno.

Secondo la tradizione popolare se in questi giorni sarà caldo, la primavera tarderà ad arrivare; se invece farà freddo allora ci aspetterà una bella primavera!

Ma la domanda è: perché si chiamano proprio “Giorni della Merla”?

In realtà le origini del nome non sono molto certe. Qualcuno pensa ad un collegamento con qualche avvenimento storico, mentre altri pensano che il modo di dire derivi dalla leggenda i cui protagonisti sono un merlo, una merla ed i loro tre figlioletti.

La leggenda, infatti, racconta di una famiglia di uccelli che in origine avevano le piume bianche come la neve.

Loro arrivarono in una città alla fine dell’estate per trovare un rifugio dal freddo dell’inverno e costruirono il loro nido su un alto albero, nel cortile di un palazzo.

Quando l’inverno iniziò, decisero di spostarsi in un posto più caldo e costruirono un altro nido sotto la falda di un tetto, per avere riparo anche dalla neve.

Il gelo rendeva difficile trovare cibo: il merlo volava da mattina a sera in cerca di semi e vermi per la sua famiglia e controllava tutti i giardini, senza purtroppo trovare niente da mangiare perché la neve copriva ogni cosa.

Un giorno, il merlo decise di volare più lontano per cercare anche un rifugio migliore per la merla e i loro piccoli.

Nel frattempo, continuava a nevicare e faceva sempre più freddo. La merla, per proteggere i piccoli merli congelati dal freddo, decise di spostarsi insieme ai suoi cuccioli su un tetto vicino, dove c’era un camino che fumava e da cui proveniva un po’ di calore. Era il 29 gennaio.

Il freddo durò tre giorni e tre giorni il merlo rimase lontano. Quando, alla fine del terzo giorno (il 31 gennaio) tornò indietro, quasi non riconosceva più la sua famiglia: erano diventati tutti neri a causa del fumo che veniva il camino.

Il giorno dopo, il 1° febbraio, finalmente comparve un pallido sole e tutti uscirono dal loro rifugio invernale; anche il merlo era diventato nero a causa della fuliggine.

Il calore del camino fumante salvò la vita alla piccola famiglia di merli ma il loro piumaggio era ormai irrimediabilmente nero a causa della fuliggine.

Da quel giorno tutti i merli nacquero neri ed i merli bianchi diventarono un’eccezione tipica delle favole.

Da allora, gli ultimi tre giorni di gennaio vengono chiamati “i giorni della Merla” per ricordare l’avventura di questi piccoli amici alati.

Arriva la Befana!

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

con le toppe alla sottana:

Viva, viva la Befana!

Questa filastrocca la conoscono tutti i bambini d’Italia… e se la ricordano perfettamente anche coloro che non sono più bimbi! Chi non ricorda l’emozione con cui si aspetta la mattina del 6 gennaio per scoprire cosa c’è dentro la calza?

La Befana è una festa interamente dedicata ai bambini e si celebra il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania. Le sue origini sono antiche: nell’immaginario italiano, la Befana è una vecchia signora con il naso lungo, il mento aguzzo e un grande cappello in testa che vola su una vecchia scopa per portare regali a tutti i bambini buoni. Come dite? Sembra una strega? Forse sì, ma la figura della Befana è qualcosa di molto diverso! La sua origine non è sicura perché molte sono le leggende.

Non è un caso che la Befana sia festeggiata il giorno dell’Epifania, giorno in cui i Re Magi raggiungono finalmente il luogo dove si trova Gesù Bambino. Il nome Befana, infatti, è una variazione dialettale del termine greco Epifania (che significa “apparizione ”).

Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, la tradizione cristiana ricorda il viaggio dei tre Re Magi, Melchiorre, Gaspare e Baldassarre che, seguendo la stella cometa, arrivarono nel luogo dove era nato Gesù, per adorarlo e portargli in dono oro (simbolo di regalità), incenso (simbolo di divinità) e mirra (simbolo che anticipa la Passione).

Secondo una leggenda cristiana, le origini della Befana sono legate proprio all’arrivo dei Magi a Betlemme: secondo questa versione della storia, i tre Re Magi non riuscivano a trovare la strada giusta, così chiesero indicazioni a una vecchia signora e la invitarono anche a seguirli per far visita a Gesù bambino. La donna rifiutò l’invito ma poi si pentì del suo gesto. Così preparò un cesto di dolci e andò a cercare i Magi, senza però riuscire a trovarli. A quel punto decise di fermarsi in ogni casa per portare in regalo dei dolci a tutti i bambini, sperando così di trovare Gesù.

Esistono anche altre storie secondo le quali la Befana avrebbe in realtà origini pagane molto antiche, legate a riti propiziatori stagionali. Nell’antichità la vecchia signora vestita di stracci simboleggiava semplicemente l’anno trascorso, mentre i dolci che portava in dono erano dei segni di buon auspicio per l’anno nuovo.

Secondo altre teorie, invece, gli abiti vecchi e rovinati della vecchia signora rappresentavano il freddo e la natura spoglia dell’inverno.

Esiste anche una teoria per spiegare perché la Befana viaggi a cavallo di una scopa. Per scoprirne il motivo dobbiamo tornare ai tempi degli antichi Romani. All’epoca, nel periodo immediatamente successivo al solstizio d’inverno, si celebrava la rinascita della natura. Secondo la credenza popolare, misteriose figure femminili volavano sui campi guidate da Diana, la dea della caccia, per celebrare un rito affinché i futuri raccolti fossero abbondanti. Da questa antica credenza sarebbe nato il mito della vecchia signora che vola su una scopa.

Qualunque sia la storia vera, è chiaro che la figura della Befana appartiene alla cultura popolare italiana e deriva da antiche tradizioni pagane che col passare dei secoli si sono mescolate con le festività cristiane. Quella della Befana è una tradizione molto sentita ancora oggi nel nostro Paese e continua l’usanza di celebrarla regalando calze piene di dolci (o di carbone zuccherato) ai bambini… ma non solo! Nessuno è mai troppo vecchio per la aspettarsi un piccolo dono dalla Befana!

Un’ultima curiosità: vi siete forse chiesti perché la Befana porta i doni usando una calza come contenitore? La risposta è semplice: la Vecchia Signora, vestita di stracci, non è ricca ma è generosa. Per portare i doni non possiede altro se non vecchi grandi calzettoni!

Quindi non rimane che una sola cosa da chiedervi: voi credete nella Befana?

Panettone o Pandoro?

Eccoci qui a celebrare l’inizio del Nuovo Anno! Spero che abbiate trascorso delle indimenticabili giornate di festa insieme alle persone che vi sono più care, parenti ed amici!

Non so voi, ma noi italiani stiamo ancora cercando di digerire tutto quello che abbiamo mangiato negli ultimi dieci giorni. Siamo reduci da una serie di pranzi e cene che ci hanno visto dimenticare la dieta e goderci i piaceri del palato! Si tratta di una vera e propria maratona! La Vigilia di Natale, il giorno di Natale, il giorno di Santo Stefano (cioè, il 26 dicembre che noi chiamiamo anche “secondo Natale”) e poi la sera di San Silvestro (il 31 dicembre) e Capodanno! Quelli che hanno avuto la fortuna di celebrare ognuna di queste festività, adesso sono alle prese con i digestivi e qualche senso di colpa. Tra qualche giorno ci sarà ancora l’Epifania, ma abbiamo ben cinque giorni per riprenderci…

Le tavole festive sono state tutte coronate da cibi deliziosi che hanno accontentato i gusti di tutti: carne, pesce, formaggi, frutta e verdura di ogni tipo hanno fatto da cornice alle riunioni di famiglia e agli incontri con gli amici. E potevano mancare i dolci? Ovviamente no!

Quando ormai siete sicuri di scoppiare e di non riuscire più a mettere in bocca nemmeno un altro boccone, ecco che qualcuno festosamente si presenta in tavola con i dolci!

Da Nord a Sud, i dolci di Natale sono numerosi… impossibile contarli o farne un elenco completo! Tanto per farvi qualche esempio, in Liguria preparano il Pandolce Genovese, in Piemonte la Torta Gianduia, in Emilia, in Toscana, in Umbria e nel Lazio non può mancare il Pane Speziato. E poi il Panforte di Siena, gli Struffoli nelle varie regioni del Sud, le Zeppole…

Tanti sono i dolci deliziosi che potete gustare a Natale! Tuttavia, ci sono due dolci che unificano l’Italia. Due dessert che non mancano mai in ogni casa: il Panettone e il Pandoro! La domanda però che divide gli italiani (e non solo…) in due club è: qual è il migliore? Panettone o Pandoro?

Il Panettone

VS

Il Pandoro

La disputa è aperta da sempre. Molti i sondaggi che sono stati fatti negli anni per capire quale dei due dolci sia il più amato dagli italiani. Secondo i dati di vendita dello scorso anno, sembra che la corona debba andare al Panettone con una spesa di ben 650 milioni di euro. Insomma, sembra che il Panettone sia il dolce preferito in base alle vendite, ma il Pandoro lo segue a corto giro.

Qualcuno ha scoperto che si tratta anche di una questione generazionale: il 46% degli adulti preferisce il Panettone, mentre il 37% dei giovani è sostenitore del Pandoro.

I due dolci non sono molto diversi; il Pandoro ha un sapore più delicato, nella sua versione tradizionale è senza ripieno e senza uvetta o canditi, quindi forse più adatto ai palati delicati. Sembra che il problema riguardi proprio l’uvetta e i canditi che spesso ai bambini non piacciono.

Talvolta nelle famiglie con bambini si sceglie di mangiare il Pandoro arricchito da farciture di cui i bimbi sono golosi: creme e frutta fresca.

La cosa curiosa è che sembra esserci anche una differenza di gusti tra Nord e Sud Italia: L’area in cui il Panettone piace di più è il Centro Italia, mentre nel Nord-Est vince nettamente il Pandoro (che è anche la sua zona di origine). Al Sud il Panettone e il Pandoro vincono in modo alternato a seconda delle regioni.

Ma in generale il Panettone, secondo i dati raccolti, vince sempre e comunque la sfida nazionale con il Pandoro perché è considerato il simbolo di maggior riferimento alle feste natalizie.

Negli ultimi anni, i consumatori hanno la scelta tra molte versioni dei due amati dolci. Ci sono numerosi marchi commerciali che producono su larga scala, ma anche le panetterie e le pasticcerie producono versioni artigianali per tutte le esigenze, comprese quelle vegane, gluten-free e a basso contenuto di zuccheri.

A questo punto non rimane che una domanda: voi, a che club appartenete? Al club Panettone o al club Pandoro?

Il Pandoro farcito

San Nicolò

Non so voi, ma io adoro il Natale! Penso che sia il periodo più magico dell’anno!

In generale il Natale è la ricorrenza con cui celebriamo la nascita di Gesù, ma è anche un periodo di festa che porta con sé gioia, allegria e voglia di stare con le persone che amiamo! Non è solo una festa religiosa ma anche una festa pagana che viene celebrata da grandi e piccoli!

Nella mia Trieste, iniziamo il periodo delle celebrazioni natalizie il 6 dicembre e non è una data scelta a caso.

La notte tra il 5 e il 6 dicembre è una notte di attesa e trepidazione per tutti i bambini di Trieste (e non solo): si aspetta, infatti, l’arrivo di questo personaggio di nome San Nicolò.

Tipici dolci di cioccolata con l’immagine di San Nicolò e Krampus che vengono regalati ai bambini

I bambini, nei giorni precedenti, scrivono la loro lettera a San Nicolò chiedendogli i giocattoli più desiderati e promettendo di essere più buoni e bravi. Insomma, sembra proprio che San Nicolò sia una specie di Babbo Natale, ed infatti è da lui che deriva la più celebre figura che tutti conosciamo in ogni angolo del mondo!

Quella di San Nicolò è una festa diffusa non solo a Trieste, ma in gran parte del Nord-Est d’Italia dove in passato è stata forte l’influenza tedesca.

Le vetrine dei negozi sono piene di giocattoli, libri, dolci e splendono le luci e gli addobbi natalizi: tutti aspettano San Nicolò che distribuirà ai bambini più buoni tanti dolci e giocattoli, mentre, in teoria, a quelli che non sono stati proprio bravi durante l’anno passato, porterà solo del carbone!

La tradizione, nata più di 500 anni fa, deriva dalle zone del nord Europa, e ha come protagonista il vescovo S. Nicola. Di solito viene rappresentato con una lunga barba bianca che porta in dono ai bambini di solito dolci e caramelle, a patto, ripeto, che siano stati buoni durante l’anno appena trascorso.

Solitamente, nelle manifestazioni di piazza dove vengono organizzati dei cortei dove ci sono attori che impersonano il Santo, ci sono anche dei personaggi per nulla amichevoli: sono i Krampus, figure diaboliche, vestiti con pelli e stracci, spesso puzzolenti e sporchi, che rappresentano il Male, in eterno contrasto con il Bene rappresentato dal vescovo dalla barba bianca.

Questi diavoli, mezzi uomini e mezzi caproni, vanno in giro per le strade e cercano i bambini che sono stati cattivi. Nelle manifestazioni, solitamente gli attori vestiti da Krampus sono adolescenti grandi e grossi che gridano e fanno molto rumore. Il compito di San Nicolò è tenerli sotto controllo, ma solo fino al tramonto quando i Krampus sono liberi di andare in giro senza nessun controllo, per poi scomparire quando arriva il buio.

Quindi San Nicolò porta regali ai bambini buoni e protegge quelli cattivi dai Krampus… Ma qual è la storia di San Nicolò? Chi era davvero quest’uomo? Perché lo consideriamo la personificazione del Bene? E cos’ha in comune con Babbo Natale?

Forse non sapete che San Nicolò ha davvero ispirato la figura di Babbo Natale.

Questo Santo fu un vescovo… ma prima di diventarlo, fece qualcosa di veramente speciale. La storia racconta che San Nicolò incontrò una famiglia nobile e ricca caduta in miseria. Il padre, che si vergognava dello stato di povertà in cui si trovava, decise di far prostituire le sue figlie. Nicolò decise di aiutare queste ragazze: lasciò scivolare dalla finestra della casa dell’uomo tre palle d’oro, grazie alle quali l’uomo poté far sposare le figlie e risparmiare loro il disonore e l’orrore della prostituzione.

L’immagine del Santo, nei secoli, è stato legato alla figura dell’anziano con la barba bianca che porta regali. È diventato il Santa Claus dei paesi anglosassoni e il Nikolaus della Germania che a Natale porta regali ai bambini.

Ogni popolo lo ha adottato, vedendolo sotto una luce diversa, ma conservandogli le caratteristiche fondamentali, prima fra tutte quella di essere difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie.

Non sono più una bambina… ma ammetto che ancora rivolgo un pensiero a San Nicolò ogni mattina del 6 dicembre e butto un occhio al tavolo della cucina dove trovavo sempre i suoi doni che riempivano la ciotola che preparavo la sera precedente, prima di andare a letto! E sapete che vi dico? Trovo ancora un pacchetto ogni anno!

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